Intanto piacere, sono Giuseppe Calò, mi pregio di essere un gra(n)fico. Ho comprato questo dominio nel 2019 perché pensavo fosse figo. Per cinque anni l’ho usato esclusivamente per la mail e per parcheggiarci i siti in fase di staging dei miei clienti, che è l’equivalente digitale di comprare un appartamento in centro e usarlo come magazzino.
Poi a un certo punto mi sono reso conto che se qualcuno avesse digitato giuseppe.rocks per curiosità — magari un potenziale cliente, magari un recruiter, magari mia madre — si sarebbe trovato davanti una pagina di cortesia con su scritto “coming soon” dal 2019. Tipo quei ristoranti che mettono il cartello “apriamo a breve” e poi ci crescono le erbacce davanti. Non esattamente il biglietto da visita ideale.
Quindi eccoci qua. Un blog. Nel 202X. Quando tutti gli altri stanno facendo podcast, newsletter su Substack, video su YouTube con le thumbnail dove fanno la faccia sorpresa. Io invece ho deciso di scrivere cose su internet come se fossimo nel 2007, perché evidentemente ho un talento naturale per arrivare in ritardo alle feste.
Perché scrivere
Mi piace scrivere. Per chi non lo sapesse, gestisco uno dei siti di wrestling più letti in Italia, il che probabilmente vi dice tutto quello che c’è da sapere sulla mia capacità di prendere decisioni di carriera sensate. La mia media scolastica ai tempi delle superiori veniva miracolosamente tenuta in vita solo dai voti in lettere. Tipo un paziente in coma farmacologico sostenuto da un unico organo ancora funzionante.
Perché questo blog sembra uscito dal 2007
Malgrado di mestiere faccia siti anche piuttosto carini e tecnicamente avanzati — grazie a ChatGPT che mi ha trasformato anche in una specie di programmatore, permettendomi di creare plugin e script bizzarri per ogni mia idea strampalata — per questo blog ho scelto di proposito un tema gratuito senza grafica particolare. Niente animazioni, niente parallax, niente hero section con video in autoplay di tizi che camminano in slow motion sulla spiaggia. Un modo carino per dire “se non facevo così non avrei mai fatto partire il blog”.
Volevo una roba vecchio stile. Un blog che sembra un blog. Tipo Splinder, ma senza i post emo scritti in terza persona da liceali dove partivano gli Apocalyptica in autplay e mettevano le foto in bianco e nero col filtro triste (il mio almeno era così). Più che altro un posto dove scrivo cose e voi le leggete, senza che nessuno debba scrollare per quaranta secondi prima di arrivare al primo paragrafo.
Le cose che non farò
Siccome sono una persona generosa, ecco una lista di promesse solenni che faccio a voi, sconosciuti lettori di questo angolo dimenticato di internet:
Non userò l’intelligenza artificiale per scrivere gli articoli. Però poi non vi lamentate se fanno cagare. Avete voluto la bicicletta, pedalate.
Non vi venderò corsi. Non vi venderò consulenze. Non vi chiederò la mail per mandarvi lead magnet travestiti da “contenuto gratuito esclusivo” che poi è un PDF di tre pagine con scritte le stesse cose che trovate su Google. Non vi apparirà un popup dopo 4 secondi che vi implora di iscrivervi alla newsletter. Potete navigare questo sito senza sentirvi braccati come in un centro commerciale dove ogni commesso vuole spruzzarvi il profumo addosso.
Le cose che farò
Scriverò di grafica. Di com’è la vita di un grafico, delle sue frustrazioni quotidiane, di quello che i designer fighi scrivono su Linkedin e di com’è la vita reale. Dirò quello che gli altri grafici non dicono perché si prendono troppo sul serio. Dei clienti che ti mandano il brief su WhatsApp come fosse un messaggio vocale alla suocera, dei budget risicati, dell’IA che ci ruba un lavoro che forse non ci meritavamo (perché la sindrome dell’impostore è sempre lì), dei feedback che si riassumono in “vorrei l’effetto wow”. Dei punti di vista che mi sono formato in anni passati a esportare PDF chiedendomi dove ho sbagliato nella vita.
Citerò chi è più bravo di me. Sono un consumatore compulsivo di long form — roba tipo Substack, LinkedIn, Medium. Le mie notti insonni di procrastinazione le passo a leggere opinioni lunghissime su temi così alti del design che mi sento come Matt Damon in The Martian: solo, circondato dal nulla, ma convinto di poter risolvere problemi cosmici con la scienza. Poi il giorno dopo mi ritrovo a fare le grafiche social del negozio di mobili sotto casa e la sensazione è più quella di Will Hunting che fa le pulizie all’MIT. Però per quei lunghi momenti notturni mi sento nella stessa barca dei grandi professionisti del design, e se lungo la strada trovo qualcosa su cui riflettere, prometto che sarà vostra. Tanto rubare le idee ai migliori e spacciarle per cultura personale è una tradizione nobile quanto la democrazia.
Ogni tanto tirerò fuori una recensione musicale. Perché ‘sto dominio si chiama giuseppe.rocks e a quindi sto rock ci deve essere, sennò il brand va a farsi benedire. Non che io sia un intenditore: ascolto per lo più band sfigate di gente che deve lavorare come secondo lavoro in una caffetteria nella west coast per tirare a campare. Lo so che a molti non interesserà — hey, siamo qui per la grafica — però il blog è mio e decido io. Se vi beccate un post su una band shoegaze del Vermont con 47 ascoltatori mensili su Spotify in mezzo a due articoli sulla gestione dei feedback dei clienti e sulla storia del font Helvetica, ora sapete perché.
Userò l’AI per le immagini degli articoli. Perché diamine, dopo due ore a scrivere un testo di mille parole non c’ho lo sbatti di mettermi a fare pure l’immagine. Avevo pure comprato l’iPad, l’Apple Pencil e Procreate e invece niente. Lo so, lo so, sono un graphic designer, dovrebbe essere il mio mestiere. Ma sapete cosa? Ormai Gemini disegna meglio di me, in meno tempo di me, e non si lamenta se gli chiedi la quarta revisione.
E in fondo, non è proprio questo il problema?
P.S. Se questo manifesto vi ha fatto pensare “ma chi è questo, e perché dovrei leggere il suo blog fatto col tema gratuito di WordPress?”, non preoccupatevi: me lo chiedo anch’io ogni mattina. Ed in effetti dubito che lo legga veramente qualcuno. Ma almeno adesso se digitate giuseppe.rocks non trovate più scritto “coming soon”. Direi che è un progresso.