Challenge assumption: il metodo del design thinking per non finire come Blockbuster nell’era dell’AI

Quando ho studiato Design Thinking, mi ha colpito male la tecnica del Challenge Assumption. La vedevo come una cosa molto figa, che ti permetteva di pensare lateralmente a cose che tutti diamo per scontate e provare a sovvertirle. Fast forward nel 2025: brutte notizie per te, è diventata tipo una questione di sopravvivenza professionale.

Il design thinking non è roba da hippie

Prima che tu chiuda questa pagina pensando “oh no, un altro articolo sul design thinking”, lascia che ti dica una cosa: il Challenge Assumption è probabilmente l’unica cosa che ti separa dall’essere sostituito da un’AI la settimana prossima. Non è più solo un metodo carino per fare brainstorming, è il tuo salvagente in un oceano di disruption digitale. Ogni giorno che passa sempre più “Assumptions” vengono polverizzati da un prompt ben scritto.

Come funziona questa roba nella vita vera

Il Challenge Assumption è una delle tecniche più potenti del design thinking, insieme a quelle fighe tipo “Worst Possible Idea” e “SCAMPER”. L’idea è semplice: prendi tutto quello che dai per scontato e buttalo nel cesso. Tipo, tutto.

Facciamo degli esempi pratici di come sta andando nel 2025:

  1. Vecchia assumption: “Per fare un’illustrazione serve un designer o un disegnatore professionista” Realtà 2025: Midjourney sputa fuori 50 proposte in 30 secondi
  2. Vecchia assumption: “Il design thinking lo possono fare solo i designer” Realtà 2025: ChatGPT fa sessioni di ideazione che farebbero piangere il tuo prof di design
  3. Vecchia assumption: “L’empatia con l’utente richiede interazione umana” Realtà 2025: Claude analizza milioni di feedback utente in 2 minuti e trova pattern che tu non vedresti in 10 anni

Il metodo per non finire come i blockbuster del design

Ok, ora che ti ho terrorizzato abbastanza, vediamo come usare questo benedetto Challenge Assumption:

  1. Fase “ma che cazzo stiamo dando per scontato”:
    • Elenca TUTTE le tue certezze sul progetto
    • Scrivi anche quelle che ti sembrano ovvie
    • Soprattutto quelle che pensi siano “impossibili da cambiare”
  2. Fase “e se fosse tutta una cazzata?”:
    • Per ogni certezza chiediti: “perché deve essere per forza così?”
    • Poi chiediti: “come lo farebbe un’AI?”
    • E infine: “se dovessi riprogettarlo da zero nel 2025, lo farei ancora così?”
  3. Fase “ok, riprogettiamo sta roba”:
    • Prendi le tue assumption più solide
    • Capovolgile completamente
    • Progetta come se quella limitazione non esistesse

Esempi pratici per non sembrare dei boomer

Vecchio modo: “Dobbiamo fare una ricerca utente, organizziamo 20 interviste in presenza nelle prossime due settimane”

Nuovo modo con Challenge Assumption: “E se potessimo analizzare 10.000 feedback in tempo reale? Oh aspetta, Claude lo fa in 5 minuti”

Vecchio modo: “Ci servono 3 designer per fare le varianti del logo”

Nuovo modo: “E se potessimo generare 100 varianti in 10 minuti? Midjourney: ‘Hold my beer’”

Perché sta roba è importante nel 2025

Il design thinking non è più solo un framework per innovare: è diventato il tuo kit di sopravvivenza in un mondo dove l’AI sta ridefinendo letteralmente ogni singolo aspetto del design. Non è più questione di “se” ma di “quando” dovrai adattarti.

Don Norman, quello che praticamente ha inventato l’UX design, lo dice chiaro e tondo: “Gli studenti di design che non mettono in discussione i presupposti stanno solo eseguendo compiti come robot”. E indovina un po’? I robot veri sono molto più bravi a eseguire compiti di noi.

P.S. Se dopo aver letto questo articolo stai ancora pensando “sì, ma nel mio caso è diverso”, sappi che c’è un’AI che sta leggendo questo articolo e sta pensando esattamente la stessa cosa di te. Solo che lei sta già imparando a fare il tuo lavoro.

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