Ok, facciamo un gioco: mentre leggi questo articolo, prova a contare quante volte negli ultimi 5 minuti hai controllato il telefono, guardato un post-it sulla scrivania, o chiesto a qualcuno “ma che giorno è oggi?”. Spoiler: il tuo cervello non è così smart come pensi, e usa tutto quello che ha intorno come una specie di hard disk esterno.
Il tuo cervello è come un manager con la delega facile
Prima che tu pensi “ma che stai dicendo, io ricordo tutto!”, lascia che ti racconti una cosa: sai come arrivi al lavoro ogni mattina? Certo che lo sai. Ma prova a spiegarlo a qualcuno senza usare riferimenti tipo “gira al McDonald’s” o “vai dritto fino al semaforo”. Non è così facile vero?
Il motivo è semplice: il tuo cervello è il re indiscusso dell’outsourcing. Invece di memorizzare ogni singola svolta del tuo tragitto, preferisce appaltare il lavoro ai cartelli stradali, ai punti di riferimento, e a quel cantiere eternamente aperto che ormai è diventato un landmark della città.
La cognizione distribuita nella vita vera
Prendiamo una cabina di pilotaggio. Pensi che i piloti si ricordino a memoria ogni singolo dato di volo? Ma per favore. La verità è che la loro intelligenza è distribuita tra pannelli di controllo, comunicazioni radio, sguardi fuori dal finestrino e chiacchiere con la torre di controllo. È come un grande cervello collettivo fatto di persone, strumenti e ambiente. Solo che invece di gestire la lista della spesa, sta facendo volare un aereo con 200 persone a bordo.
E non è solo roba da piloti. Pensa a quando cucini seguendo una ricetta. Il tuo “sistema cognitivo” in quel momento include il libro di cucina (o più probabilmente il tuo telefono con TikTok aperto su “nonna che cucina meglio di te”), gli ingredienti strategicamente disposti sul tavolo, e quella videochiamata con tua madre che ti spiega per la millesima volta quanto è “un pizzico”.
Il cervello sociale e le sue estensioni digitali
La cosa bella della cognizione distribuita è che funziona anche quando devi risolvere problemi. Non riesci ad aprire un barattolo? Il tuo sistema cognitivo si espande immediatamente per includere il coinquilino con i muscoli, il coltello per fare leva, e quella serie di imprecazioni che inspiegabilmente sembrano sempre aiutare in queste situazioni.
E poi c’è la comunicazione. Pensa a quando sei al bar: tu che indichi il caffè, il barista che annuisce, il tipo dietro di te che sbuffa. Non serve dire una parola, eppure tutti capiscono esattamente cosa sta succedendo. È cognizione distribuita, baby.
Come sfruttare sta roba da designer
Ok designer, ora che hai capito che il tuo cervello è praticamente un cloud computing fatto di post-it e reminder sul telefono, vediamo come usare questa cosa a tuo vantaggio. Perché sì, la cognizione distribuita può essere la tua arma segreta per non impazzire sul lavoro.
Pensa al tuo ultimo progetto di design. Hai la tua moodboard su Pinterest, i feedback dei clienti su Slack, i file su Dropbox, gli screenshot salvati chissà dove, e una quantità imbarazzante di tab aperte sul browser. Ecco, questa non è disorganizzazione cronica (beh, forse un po’ sì): è il tuo sistema cognitivo distribuito in azione.
Invece di combatterlo, abbraccialo: crea un ecosistema intenzionale. Organizza il tuo spazio fisico e digitale come se fosse un’estensione del tuo cervello. Quei riferimenti visivi appesi al muro? Sono la tua memoria visiva esterna. Quella libreria di componenti su Figma? È il tuo repertorio creativo distribuito. Quella chat di gruppo con altri designer? È il tuo problem-solving distribuito.
Perché dovresti fregaretene nel 2025
In un’epoca in cui l’AI sta mangiando pezzi del nostro lavoro a colazione, capire come funziona la cognizione distribuita non è più solo roba da nerd con gli occhiali spessi. È il tuo superpotere per creare sistemi di lavoro che funzionano davvero.
Non sei più solo tu e il tuo cervello che fissate Photoshop: sei un network creativo fatto di strumenti, riferimenti, colleghi e risorse. Sei il risultato di una continua interazione tra mente, tecnologia e ambiente. Sei praticamente un cyborg del design, solo meno figo di un personaggio di Cyberpunk 2077 e con più probabilità di perdere le password dei tuoi 47 account.
P.S. Se il fatto che il tuo cervello stia usando il telefono come storage esterno e tu non sappia più nemmeno il numero di tua madre a memoria non ti fa incazzare nemmeno un po’, allora probabilmente sei già un cyborg e non te ne sei ancora accorto.

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