Ok, quindi vuoi distinguerti come designer nel 2025? Prima di tutto, dimentichiamoci le solite stronzate tipo “sii te stesso” o “segui la tua passione”. Nel 2025, con 47 milioni di designer che postano su Behance ogni secondo, serve qualcosa di più concreto di queste cagate motivazionali.
Lo stile personale (o di come smettere di copiare da Pinterest)
Prima regola del fight club del design: devi avere uno stile riconoscibile. No, non sto dicendo di fare sempre le stesse identiche cose come se fossi una fotocopiatrice umana. Sto dicendo che quando qualcuno vede un tuo lavoro dovrebbe pensare “ah sì, questo l’ha fatto quel pazzo di [inserisci il tuo nome qui]”.
Pensa a Paula Scher: non è che fa sempre la stessa roba, ma c’è sempre quel suo tocco di follia tipografica che la rende riconoscibile. È come quando riconosci che una canzone è dei Metallica anche se non l’hai mai sentita prima. Ecco, quello è lo stile personale, baby.
La nicchia non è una parolaccia
“Ma io voglio fare tutto!” Sì, e io voglio diventare astronauta ballerino chef. Spoiler: non succederà. La verità è che specializzarsi non significa limitarsi, significa diventare fottutamente bravi in qualcosa invece di essere mediocri in tutto.
Vuoi un esempio? Pensa al design sostenibile. C’è gente che si è specializzata in packaging eco-friendly e ora guadagna più di un chirurgo plastico a Beverly Hills. Perché? Perché quando un’azienda vuole sembrare green (e nel 2025 chi non vuole?), sa esattamente a chi rivolgersi.
Come far ricordare il tuo lavoro (senza stalkerare la gente)
Non basta fare bei design, devono rimanere impressi nella mente delle persone come quel tatuaggio che ti sei fatto a 18 anni e di cui ora ti vergogni. Ma come si fa?
- Usa la psicologia del colore, ma non come un idiota che legge “il blu è calmo” e pensa di aver capito tutto
- Aggiungi dettagli inaspettati, come quel plot twist in Game of Thrones che ti ha fatto cadere dalla sedia
- Crea esperienze multisensoriali (sì, anche in digitale – pensa a quel suono soddisfacente quando chiudi un’app Apple)
Il networking che non fa schifo
Ok, parliamo di networking, ma non quello da LinkedIn dove tutti si danno del “stimatissimo professionista” come se fossimo a corte nel 1800. Parlo di connessioni vere, quelle che ti fanno dire “ehi, questo non è uno stronzo come pensavo”.
Behance, Dribbble, persino Clubhouse se proprio devi: l’importante è non essere quel tizio che commenta “nice work!” sotto ogni post come un bot di Instagram.
L’autopromozione senza sembrare un venditore di pentole
L’autopromozione fa schifo, lo sappiamo tutti. Ma sai cosa fa più schifo? Morire di fame. Quindi impara a promuoverti senza sembrare un venditore di pentole porta a porta:
- Racconta storie vere sui tuoi progetti (non quelle stronzate tipo “ho usato il blu perché rappresenta l’infinito”)
- Mostra i dietro le quinte, anche quelli brutti (sì, anche quando hai sbagliato 47 volte prima di azzeccare quel logo)
- Lascia che siano i clienti a parlare per te (se sono contenti lo faranno anche senza che tu li minacci)
P.S. Se il fatto che ci siano più designer che stelle nella Via Lattea non ti fa venire almeno un po’ di ansia da prestazione, ricordati che se è riuscito Ed Sheeran a diventare una popstar, puoi farcela anche tu come designer.

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