Dovresti avere uno stile tuo come graphic designer? (spoiler: forse sì, ma non sei Picasso)

Parliamo di quella domanda esistenziale che affligge ogni designer grafico almeno una volta nella vita, quella roba che ti tiene sveglio la notte mentre scrolli Behance come un criceto cocainomane: “devo avere uno stile tutto mio?”

Senti, la verità è che su questa questione ci sono più opinioni contrastanti che teorie sul finale di Lost. Da una parte hai i puristi dell’accademia, quelli che ti martellano il cervello con la ricerca dello “stile personale” come se fosse il santo graal del design. Dall’altra hai i pragmatici del mercato, quelli che ti dicono “zitto e design” come se fossi un npc di un videogioco.

La grande divisione: freelance vs agenzia

Mettiamo subito in chiaro una cosa: se lavori in un’agenzia o in uno studio, il tuo stile personale conta quanto i follower di myspace nel 2024. Là fuori, l’unico stile che conta è quello dello studio – punto. È come entrare nei Marines: puoi avere tutti i tatuaggi che vuoi, ma alla fine indosserai quella dannata uniforme.

Ma se sei un freelance… beh, la storia cambia come un camaleonte su una tavolozza pantone.

I pro dello stile personale (per i freelance)

  1. Personal branding da paura: È come essere il Tony Stark dei designer. La gente ti riconosce, sa cosa aspettarsi, e questo ti rende più memorabile di un meme virale.
  2. Filtro anti-clienti-tossici: Il tuo stile funziona come un metal detector per clienti. Quelli giusti sono attratti come api al miele, gli altri vanno a rompere altrove. Win-win.
  3. Efficienza al massimo: Avere uno stile è come avere una raccolta di LEGO pre-organizzati. Non devi reinventare la ruota ogni volta, hai già i tuoi mattoncini preferiti pronti all’uso.
  4. Soddisfazione personale: È come avere un superpotere che puoi usare per il bene (e per pagare l’affitto).

I contro (perché la vita non è tutta rose e pantone)

  1. Rischio stagnazione: Come quella pizza dimenticata in frigo, anche il tuo stile può diventare stantio se non lo evolvi.
  2. Progetti persi: Alcuni lavori interessanti potrebbero passarti sotto il naso perché “non è il tuo stile”. È come essere vegani a una grigliata.
  3. L’effetto gabbia: Rischi di diventare prigioniero del tuo stesso stile, come un attore che fa sempre lo stesso personaggio (ciao Johnny Depp!).

La via di mezzo (o come sopravvivere nel 2024)

La soluzione? Essere come acqua. No, non sto citando una pubblicità di minerale, ma Bruce Lee. Sviluppa il tuo stile, ma tienilo fluido come un ninja dell’illustrator. Costruisci delle basi solide – typography, colore, composizione – e poi lascia che il tuo stile evolva naturalmente.

Se lavori in agenzia, considera il tuo stile personale come quel piercing che nascondi quando vai a trovare i nonni: sai che c’è, ma non deve per forza essere sempre in mostra. Io personalmente ho vissuto gran parte della mia carriera a lavorare in agenzie di comunicazione. Certo, ogni tanto mi capita di pensare “Forse non sono un vero graphic designer? Dovrei avere uno stile mio per esserlo? Faccio cagare?”. La sindrome dell’impostore scorre potente in tutti noi. Il vantaggio è che posso “provare” stili diversi di design per ogni cliente e per come sono fatto è molto divertente.

Se sei freelance, usa il tuo stile come un superpotere: sai quando sfoggiarlo e quando tenerlo nel cassetto, come Batman con la batsuit (ma probabilmente con meno spandex). Se però il committente ti ha scelto guardando i tuoi precedenti lavori, è possibile che vorrà qualcosa di simile ed entrambi saprete cosa l’uno si aspetta dall’altro. Un po’ come Batman e Robin, solo che Robin ha un costume meno ridicolo.

P.S. Se questo articolo ti ha fatto sentire più confuso di un daltonico a una mostra di Mondrian, non preoccuparti: anche i migliori designer passano le notti insonni a chiedersi se il loro stile sia troppo hipster o troppo corporate. E se non hanno mai avuto questi dubbi, probabilmente stanno ancora usando Comic Sans non ironicamente.

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