Gotham: il font che voleva cambiare il mondo

No, non è la storia di come Bruce Wayne ha scelto il font per le insegne della Wayne Enterprises. Anche se, a pensarci bene, Batman approverebbe: è sobrio, autoritario e un pelo ossessivo-compulsivo, proprio come lui. Ma mentre il Cavaliere Oscuro proteggeva la sua Gotham City dai criminali, questo Gotham stava preparandosi a salvare… la tipografia americana.

Se pensate che i font siano solo delle lettere noiose che si mettono una dietro l’altra, preparatevi a una storia che ha più colpi di scena di un film di Nolan. Parliamo del Gotham, il carattere che è passato da “ehi, belle quelle scritte sui palazzi di New York” a “YES WE CAN” più velocemente di quanto il Joker possa dire “Why so serious?”.

Da Gotham City con amore

Nel 2000, Tobias Frere-Jones (che già dal nome capite che non poteva che fare il designer di font) si mette a passeggiare per New York – la vera Gotham City, soprannome che la città si porta dietro da ben prima che il creatore di Batman decidesse di usarla come fonte d’ispirazione per i suoi problemi con i pipistrelli. Come un turista giapponese, ma invece di fotografare l’Empire State Building, si fissa con le scritte sui palazzi. Non quelle dei graffitari, ma quelle serie e compassate, tipo “GRAND CENTRAL TERMINAL” o “PORT AUTHORITY”. Insomma, la roba che di solito ignori mentre corri a prendere la metropolitana.

E qui arriva il colpo di genio: invece di ignorarle, ci fa un font e lo chiama Gotham, perché a quanto pare “Font ispirato alle scritte vecchie e polverose di New York” non suonava abbastanza cool. È come se qualcuno avesse deciso di fare un profumo ispirandosi all’odore della metropolitana, solo che in questo caso ha funzionato davvero.

E se ancora ve lo steste chiedendo: no, Batman non c’entra, è solo che New York viene chiamata Gotham da più di 200 anni, da quando lo scrittore Washington Irving decise di chiamarla così per perculare le strane abitudini dei newyorkesi. Il resto è storia dei fumetti.

L’ascesa al potere

Ma la vera svolta arriva nel 2008, quando qualcuno nel team di Obama guarda il Gotham e pensa: “Ehi, questo font ha la faccia da presidente”. Ed è così che il Gotham diventa più famoso di una Kardashian su Instagram.

Il bello è che Obama non aveva neanche bisogno di fingere quando parlava di verità e onestà – le sue parole erano letteralmente scritte con un font che urla “AFFIDABILITÀ” come un contabile con la camicia stirata. Quando diceva “Yes We Can”, era come se la tipografia stessa stesse annuendo in modo rassicurante.

Dal progressista al conservatore (il font che cambiò bandiera)

Ma ecco il plot twist che nemmeno il creatore si aspettava: nel 2010, il font simbolo del cambiamento progressista di Obama viene “adottato” dal Tea Party, l’ala più conservatrice del partito repubblicano. È come se il tuo amico vegano aprisse una steakhouse – tecnicamente può farlo, ma c’è qualcosa che proprio non quadra.

Tobias Frere-Jones deve aver avuto un momento “ma che diamine” quando ha visto il suo font, nato dalle strade multiculturali di New York e cresciuto come simbolo di progresso, finire sui manifesti di chi voleva “l’America di una volta”. È come vedere tuo figlio, cresciuto a concerti indie e mercatini bio, diventare un influencer che sponsorizza fast food.

L’ironia della sorte digitale

La parte più divertente? Il Gotham costa 199 dollari per otto pesi (che in gergo font significa “varianti”, non che ti vendono il carattere a peso come le patate). Il risultato? La gente ha cominciato a cercare alternative gratuite come se fossero codici sconto per Amazon Prime.

Lo stesso Frere-Jones ha scoperto manifesti della campagna di Obama su eBay con font “simili ma non proprio uguali”, un po’ come quando compri un “Abibas” al mercato pensando di fare l’affare del secolo.

Il verdetto della storia

Alla fine, il Gotham è diventato il font equivalente di un politico di carriera: nato con grandi ideali dalle strade di New York, ha fatto una brillante campagna elettorale, per poi essere usato da chiunque avesse bisogno di sembrare vagamente autorevole. È la prova vivente (beh, tipografica) che non puoi controllare chi userà le tue creazioni – un po’ come quando posti una foto su Instagram e tua zia la usa come suo sfondo di WhatsApp.

P.S. Se dopo aver letto questo articolo guarderete ogni scritta in Gotham cercando di capire se vuole vendervi qualcosa o candidarsi alle elezioni, non preoccupatevi: è solo l’effetto collaterale dell’essere diventati dei nerd della tipografia. Benvenuti nel club!

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