Il 49% degli utenti pensa che il tuo ultimo sito faccia schifo (anche se secondo te è figo)

Amici designer, ho una notizia per voi: un terzo delle esperienze digitali stanno fallendo miseramente. E non lo dico io, lo dice il nuovo Digital Experience Index di Bernadette e Watermelon, due agenzie che probabilmente hanno nomi più interessanti dei siti che analizzano.

Quasi la metà dei consumatori (49%) ritiene che i brand “stiano sbagliando completamente” con i loro siti e app. È come se metà della popolazione dicesse: “quel pulsante di login? Sì, lo avete messo esattamente dove nessuno lo cercherebbe mai”. Complimenti per l’impegno!

Ma ecco la parte che farà piangere il vostro cliente: le esperienze digitali scadenti costano alle aziende l’8% del loro fatturato annuo. Parliamo di 3,8 TRILIONI di dollari a livello globale. Sì, avete letto bene. Con quei soldi potresti comprare Apple, Microsoft e ancora ti rimarrebbe abbastanza per una pizza con ananas (che è un’altra esperienza utente terribile, ma questo è un altro discorso).

Lo stile sopra tutto, anche sopra il buon senso

Uno dei problemi principali? La tendenza a privilegiare l’estetica rispetto all’usabilità. Come dice Hayden Sheppard del Conran Design Group: “C’è ancora questa deprimente tendenza a dare priorità allo stile piuttosto che alla sostanza”. In pratica, è come se il tuo cliente dicesse: “Chi se ne frega se gli utenti non riescono a trovare il carrello, guarda che bel gradiente abbiamo usato per il footer! E lo so che state pensando a quel menù che avete lasciato in formato “hamburger” anche su desktop perché fa più figo così.

“Abbiamo risolto tutto con questa UI super figa!”

Un altro errore comune è credere che il design dell’interfaccia possa risolvere ogni problema. Koto’s Anton Martinez e James Howard sottolineano che un’esperienza digitale veramente efficace viene costruita dalle fondamenta dell’azienda.

“Le buone esperienze sono il risultato di molti fattori: prodotto, modelli di prezzo, dati, decisioni aziendali, contenuti, design visivo, brand o prestazioni tecniche,” spiegano. È come quando tua madre ti diceva che la bellezza viene dall’interno, solo che in questo caso è vero.

Molte aziende si affidano a modelli UX consolidati per creare esperienze familiari, ed è corretto. Uno dei principi cardine dell’usabilità è di non fare cose complicate dove esistono prassi consolidate. Ma così facendo rischiano di rendere le loro piattaforme generiche anziché distintive. “L’attrito non è sempre negativo se aggiunto nel posto e nella forma giusti,” osservano. Tradotto: a volte un po’ di stranezza è quello che serve per non sembrare l’ennesimo sito fatto con lo stesso template di WordPress.

L’accessibilità? Ah sì, quella cosa che faremo… un giorno

Secondo uno studio WebAIM, oltre il 97% del milione di siti web più visitati fallisce ancora gli standard base di accessibilità. L’accessibilità è un altro enorme punto cieco che continua a ostacolare le esperienze digitali per un vasto numero di utenti. “È in gran parte fraintesa e più spesso trattata come un aggiustamento finale o un compromesso piuttosto che come un aspetto fondamentale del design,” dice Jordan Sheldrick Devine di DesignStudio.

È il 2025, gente! Non abbiamo ancora imparato che i colori pastello su sfondo bianco sono illeggibili? Che i pulsanti microscopici sono un incubo per chiunque abbia più di 40 anni? Che il font grigio chiaro su sfondo grigio scuro fa venire voglia di lanciare il computer dalla finestra? Poi probabilmente nel primo milione di siti più visitati al mondi la metà saranno porno, dunque è anche normale che l’usabilità sia una merda, non è che vadano molto per il sottile in quanto a banner, popup, popunder (se sai di cosa sto parlando, sei uno sporcaccione).

La ricerca sugli utenti non è un evento una tantum (né una cosa da fingere di fare)

Il report rivela anche che uno dei più grandi fallimenti nel design dell’esperienza digitale è la mancanza di una ricerca approfondita e continua sugli utenti. “Troppo spesso, le persone si siedono in una stanza a discutere dell’aspetto che dovrebbe avere il progetto senza comprendere adeguatamente gli utenti finali,” dice Jamie Vaughan di Signifly. Quanto è vero. Questo accade soprattutto quando il budget è risicato o quando i brand pensano di sapere esattamente cosa vogliono i loro clienti.

Quando i brand presumono di conoscere il loro pubblico senza un coinvolgimento diretto, rischiano di sviluppare esperienze che frustrano piuttosto che facilitare. È come se un ristorante decidesse il menu senza mai assaggiare i piatti o chiedere ai clienti cosa pensano.

Ehi designer tuttofare, pure tu puoi fare UX decente (anche con WordPress)

Ora, so benissimo che mentre leggevi stavi pensando: “Bellissimo tutto, ma io sono un one-man-show che si fa grafica, UX, sviluppo, supporto clienti e pure il caffè la mattina”. Ti capisco. Non tutti i progetti hanno budget da Big Tech o team di 20 persone dedicate solo a testare se il pulsante debba essere blu oceano o blu cobalto. Spesso sei tu, Figma e WordPress che lottate insieme contro scadenze impossibili.

Come passare da “meh” a “wow” in UX

Allora, come possono i brand colmare il divario tra una UX buona e una davvero eccezionale? Ecco cinque consigli concreti:

  1. Smettila di rilasciare e dimenticare: Un sito o un’app non è come un ex tossico – non puoi semplicemente bloccarlo e dimenticarlo dopo il lancio. Implementa un programma di ottimizzazione continua. È come la palestra: se ci vai solo il primo dell’anno e poi sparisci, non avrai mai quel six-pack da influencer che sogni. Se lavori con budget ridotti puoi fare così: imposta un promemoria mensile per controllare Google Analytics per 20 minuti. Non serve un data scientist, basta guardare i percorsi più comuni e le pagine con maggiore tasso di abbandono. Fai una piccola modifica al mese. È come pulire casa: meglio 10 minuti al giorno che un weekend intero di pulizie apocalittiche.
  2. Trasforma il brand in UX concreta: Non limitarti a vomitare il logo e i colori aziendali ovunque come un bambino che ha appena scoperto gli sticker. Pensa a come i valori del brand possono trasformarsi in interazioni reali. Nei progetti più piccoli scegli un tema WordPress semplice e poi personalizza i 3-4 elementi che contano davvero: pulsanti, form, header e footer. Scatenati. È come quando hai solo 50€ per vestirti: meglio un paio di scarpe fighe e jeans basic che un outfit completo da mercatino delle pulci.
  3. Testa con utenti veri, non con la tua bolla: Tua mamma ti dirà sempre che sei bellissimo, e i tuoi colleghi ti diranno sempre che l’interfaccia è intuitiva. Organizza test con estranei veri – 5-7 persone che non ti devono nulla. Guardali mentre cercano di usare la tua creazione senza istruzioni. È come guardare un episodio di “Primo Appuntamento” – imbarazzante ma incredibilmente rivelatore. Quando fai tutto da solo: Vai al bar sotto casa e offri un caffè a tre sconosciuti in cambio di 5 minuti sul tuo sito. O manda il link a quel cugino brutalmente sincero che a Natale commenta sempre il tuo taglio di capelli. Non hai bisogno di test di usabilità formali per capire che la gente non trova il tuo menu a tendina nascosto dietro quell’icona che sembrava così minimal e chic. Persino la mia fidanzata riesce sempre a smontare le mie creazioni geniali, e lei mi ama, credo.
  4. Aggiungi momenti memorabili: Inserisci piccoli dettagli inaspettati che facciano sorridere, come quella volta che la tua crush ti ha mandato un messaggio inaspettato e tu hai sorriso come un idiota per tre giorni. Con risorse limitate so che non puoi programmare interazioni complesse, ma puoi prevedere testi che non siano scritti da Chat GPT (se lo sono magari chiedigli di usare uno stile particolare, incollagli una reference). Un messaggio di errore umano, un footer con personalità, un microtesto nell’immagine 404, una gif di caricamento pagina divertente. Costa zero e fa la differenza. È come quei bar che mettono battute sulla lavagna all’ingresso – economico ma efficace.
  5. Progetta per lo scenario peggiore: Immagina tua nonna con la cataratta che usa il tuo sito con una connessione internet da modem 56k in una grotta durante un temporale. Se funziona in queste condizioni, funzionerà anche per gli altri. Per progetti low-budget: Passa 30 minuti a controllare il contrasto dei tuoi testi con uno strumento gratuito online, ingrandisci il font di base di 2 punti rispetto a quello che pensi sia giusto, e per l’amor del cielo, assicurati che i pulsanti siano abbastanza grandi da essere cliccati anche da qualcuno che ha le dita grosse come salsicce. Installa un plugin WordPress per l’accessibilità di base (tipo WP Accessibility). È come mettere l’airbag in macchina: speri di non usarlo mai, ma sarai felice di averlo quando serve.

Con i fallimenti della UX che costano ai brand trilioni, la necessità di colmare il “gap dell’esperienza” non è mai stata più urgente. Le grandi esperienze digitali non riguardano solo l’estetica o i tassi di conversione – riguardano la comprensione degli utenti, il design con empatia e la garanzia che i punti di contatto digitali siano buoni tanto quanto funzionano.

P.S. Se questo articolo ti ha fatto sudare freddo pensando a tutti i progetti in cui hai messo quel pulsante di login esattamente dove nessuno lo cercherebbe mai, non preoccuparti! Il primo passo per risolvere un problema è ammetterlo. E il secondo è dare la colpa al cliente per non aver approvato la tua prima, brillante proposta.

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