Hai un portfolio che farebbe piangere di gioia Milton Glaser. Le tue grafiche sono così belle che potresti incorniciarle al MOMA. Conosci Figma come le tue tasche, Illustrator è praticamente un’estensione del tuo braccio, e Photoshop… beh, Photoshop lo domini come Sephiroth dominava la materia nera.
E allora perché sei lì, solo soletto, a mandare candidature nel vuoto ad annunci per cui sembreresti perfettamente qualificato?
Benvenuto nella realtà più cruda del nostro mestiere: puoi essere il Leonardo da Vinci del design digitale, ma se non fai networking, sei praticamente un eremita con un Mac costoso.
Il tuo carisma è a 3: benvenuto al party dell’invisibilità
Se hai mai giocato a un RPG, sai che puoi avere 99 in Intelligenza e Saggezza, ma se il tuo Carisma è a 3, buona fortuna a reclutare compagni di party o a ottenere sconti dai mercanti. Nel mondo reale del design funziona esattamente così.
Il tuo portfolio perfetto? Sono le tue skill in combattimento. Impressionante, certo. Ma se non riesci a passare il check di Carisma per parlare con gli NPC giusti che ti danno le quest vere (leggi: clienti e collaborazioni serie), quella spada rimarrà nel fodero a prendere polvere mentre grinди slime nel tutorial. Ma c’è una buona notizia, non ti serve incarnare il carisma di Dwayne Johnson per farti degli alleati potenti, basta il potere della gentilezza.
La mia storia: quando ho capito che il curriculum serve a poco
Lascia che ti racconti una cosa. Quando sono diventato freelance, ero gasatissimo. Avevo esperienza, un portfolio decente, referenze. Mi sono candidato a un sacco di posizioni e collaborazioni aperte. E sai cosa? Niente di niente.
Mi sono candidato anche per ruoli sotto la mia qualifica – sai, quella bella FOMO che ti fa pensare “vabbè, almeno entro, almeno faccio qualcosa, almeno non sto a casa”. Zero. Silenzio cosmico.
E poi sai da dove sono arrivati TUTTI i progetti e le collaborazioni vere?
- La collega dell’università che si è ricordata di me
- La che avevo aiutato anni prima, senza chiederle nulla in cambio
- Ex datori di lavoro che mi hanno ricontattato
- Ex colleghi che mi hanno segnalato all’HR per collaborazioni
Capito? Non una singola risposta positiva dalle application ufficiali. Se non avessi un’autostima degna della Regina della bella addormentata sarei caduto in depressione. Invece tutto – ma proprio tutto – è arrivato da persone che conoscevo.
Non è cosa sai, ma chi si ricorda di te quando serve
Ed è qui che mi sono reso conto della verità più fastidiosa del mondo del lavoro creativo: il 90% delle collaborazioni interessanti non le trovi su LinkedIn Jobs o su piattaforme freelance. Le trovi perché qualcuno si è ricordato di te al momento giusto.
E si è ricordato di te non perché ha visto il tuo profilo Behance tra altri diecimila, ma perché a un certo punto vi siete incrociati nella vita vera, avete lavorato insieme, o magari gli hai dato una mano.
È come quando in Persona costruisci i Social Link: all’inizio ti sembra tempo perso, vuoi solo andare avanti con la storia principale. Ma poi scopri che quei legami che hai creato ti danno poteri assurdi, ti aprono porte, ti salvano ilculo nei momenti critici. Ecco, il networking è esattamente così.
Il karma esiste (e nel mondo del design tiene i conti)
Quella tirocinante che ho aiutato? L’ho fatto perché mi ricordavo quanto fossi spaesato io quando ero agli inizi. Zero secondi fini. Non pensavo “oh, magari tra tre anni mi offre un lavoro”. L’ho fatto e basta.
Tre anni dopo mi chiama per un progetto con il suo nuovo team. Un progetto bellissimo, ben pagato, con clienti seri. Non ha fatto selezioni. Non ha pubblicato annunci. Ha chiamato me. Perché si ricordava.
Questo è il networking vero: non è leccare i piedi a qualcuno sperando che ti dia briciole. È costruire relazioni umane autentiche, aiutare le persone senza aspettarti nulla, essere una persona decente con cui è piacevole lavorare. Il resto viene da sé.
È il sistema di karma di Undertale: ogni scelta che fai con gli altri conta. Puoi non vederlo subito, ma il gioco tiene traccia. E alla fine ti restituisce esattamente quello che hai seminato.
Dall’RPG alla vita reale: come funziona davvero
Costruisci il tuo party prima di averne bisogno
In ogni JRPG che si rispetti, non aspetti di arrivare al boss finale per cercare compagni. Li recluti durante il viaggio, costruisci relazioni, fai side quest insieme. Quando arriva il momento critico, hai già una squadra solida.
Nel mondo reale: non aspettare di avere bisogno di lavoro per risentire le persone. Coltiva i rapporti quando non ti serve nulla. Manda un messaggio a un ex collega solo per sapere come va. Condividi il progetto figo di quella designer che stimi. Offri una mano quando puoi.
Le side quest contano più della main quest
Quella volta che ho aiutato la tirocinante? Side quest. Quel workshop dove ho conosciuto la mia collega dell’università? Side quest. Quelle birre post-lavoro con i colleghi? Side quest.
Ma sono quelle side quest che poi ti aprono i percorsi nascosti, le aree segrete, i finali alternativi. Le application ufficiali sono la main quest che tutti fanno. Le vere opportunità stanno nelle missioni secondarie che la maggior parte ignora.
L’altruismo è il glitch più potente del gioco
Sembra controintuitivo: dare senza ricevere, aiutare senza secondi fini, condividere conoscenze gratuitamente. Nel capitalismo classico sei un fesso. Ma nel networking è il glitch più potente che esista.
Perché crea un debito emotivo (non nel senso negativo) e soprattutto crea ricordo. Le persone si dimenticano del tuo portfolio, ma non si dimenticano se sei stato una brava persona con loro quando avevano bisogno.
La verità finale: sei tu il protagonista, ma hai bisogno del party
Alla fine della fiera, puoi avere il portfolio più bello del mondo, ma se nessuno sa che esisti – o peggio, se sanno che esisti ma non ti conoscono come persona – è come avere un personaggio OP bloccato in un save game che nessuno caricherà mai.
Il talento è fondamentale. Ma il talento senza relazioni è come Cloud senza Tifa, Barrett, Aerith e il resto: tecnicamente può farcela da solo, ma che senso ha? E soprattutto, perché renderti la vita così difficile?
Quindi sì, continua a migliorare le tue skill. Diventa sempre più bravo. Fai un portfolio da paura. Ma ricordati che le persone assumono persone, non file PDF. E si ricordano di chi è stato una brava persona con loro, non di chi aveva la bio LinkedIn perfetta.
La prossima volta che hai l’occasione di aiutare qualcuno, fallo. Senza pensarci. Non per interesse, ma perché è giusto. Il karma, nel design come nella vita, tiene sempre i conti. E i risultati arrivano sempre nei modi più inaspettati.
P.S. Se dopo aver letto questo articolo pensi ancora “ma io preferisco mandare CV e candidarmi ai bandi”, va benissimo. Preparati solo a competere con fantasmi mentre gli altri giocano a un gioco completamente diverso. Buona fortuna, ti servirà. 💀

Lascia un commento