La guida definitiva al processo di branding nel 2025 (ossia come smettere di fare loghi del cazzo)

La Verità Sul Branding (Che Nessuno Vi Dice)

Prima di tutto, dimentichiamoci quella stronzata che il branding è “fare un logo figo”. Il branding è creare una sensazione positiva nel cliente. È come quando entri in un Apple Store: tutto, dal profumo nell’aria al modo in cui ti guardano i commessi, è studiato per farti sentire in un certo modo.

La definizione migliore viene da Marty Neumeier: “Il branding è la sensazione positiva che un cliente ha verso un prodotto, servizio o azienda”. E se pensi che sia una cazzata new age, prova a chiedere a Coca-Cola quanto vale il loro logo rispetto a una bibita al cola qualsiasi.

Le Fasi del Processo (O “Come Non Fare Casino”)

1. L’Onboarding

Cos’è veramente: È come il primo appuntamento su Tinder, ma in versione professionale. È quella fase dove devi capire se il cliente è il principe azzurro del business o un rospo che vuole un logo per 50 euro. È qui che separi il grano dalle zizzanie, i clienti seri da quelli che “mio cugino lo fa gratis”.

L’onboarding fatto bene è come avere un buttafuori al club più esclusivo della città: filtra gli ubriachi molesti (i clienti problematici) prima che possano entrare e creare casino.

Come si fa (per davvero):

  1. Il Form di Qualifica
    • Budget (se si spaventano non sono il tuo cliente)
    • Descrizione del business (se scrivono una riga, scappa)
    • Timeline (se vogliono tutto per ieri, red flag!)
  2. La Discovery Call
    • 15 minuti, non un secondo di più
    • Falli parlare dell’azienda (più parlano, più si convincono)
    • Chiudi il contratto in call (chi rimanda, ripensa)

2. Il Client Portal

Cos’è veramente: È come avere un maggiordomo digitale che organizza tutto il casino che altrimenti finirebbe in 47 email diverse, 12 chat WhatsApp e qualche messaggio su piccione viaggiatore. È il tuo sistema per non impazzire quando il cliente ti chiede “ma dove sta quel file che ti ho mandato giovedì scorso alle 3 di notte?”

Come si fa (per davvero):

  • Usa Notion (o qualsiasi cosa che non sia un blocco notes)
  • Dividi in fasi chiare (Onboarding → Strategy → Design → Delivery)
  • Metti TUTTO lì dentro (anche le scuse per i ritardi)

3. La Brand Strategy

Cos’è veramente: Qui è dove il 90% dei designer fa casino. Creano un documento di strategia che sembra il manuale di istruzioni di un microonde degli anni ’80. È il GPS del tuo progetto: senza, stai guidando bendato sperando di non schiantarti contro un muro.

Come si fa (per davvero):

  1. Brand Mission
    • NO: “Vogliamo essere i migliori”
    • SÌ: “Vogliamo che ogni ragazzo della Gen Z si senta un boss quando usa il nostro prodotto per capelli”
  2. Brand Vision
    • NO: “Diventare leader di mercato” (duh)
    • SÌ: “Creare un mondo dove ogni adolescente può sentirsi figo senza spendere lo stipendio di papà”
  3. Brand Values
    • Massimo tre, non quarantasette
    • Devono essere veri, non copia-incollati da Google
  4. Tone of Voice
    • Come parla il brand (se fosse una persona)
    • Es: Non “professionale e affidabile” ma “quell’amico sfacciato che dice sempre la verità”

4. Il Design Process

Cos’è veramente: Finalmente la parte divertente! Ma attenzione: se arrivi qui senza aver fatto bene tutto il resto, è come andare a un appuntamento galante in pigiama. Puoi essere bellissimo, ma hai già perso in partenza.

Come si fa (per davvero):

A. Moodboard (O “Come Non Fare un Collage del Cazzo”)

Cos’è davvero un moodboard: È come fare la playlist perfetta per una festa: ogni canzone deve avere un senso, creare l’atmosfera giusta, e se metti Gigi D’Alessio in mezzo ai Daft Punk, hai fallito nella vita.

Come si fa un moodboard decente:

  1. Ricerca mirata
    • NO: “Vado su Pinterest e prendo le prime 10 immagini fighe”
    • SÌ: Cerca esempi specifici che riflettono:
      • Il tono di voce del brand
      • Il target di riferimento
      • Le sensazioni che vuoi evocare
  2. Organizzazione
    • Massimo 2 direzioni (sul serio, non fare il fenomeno)
    • Per ogni direzione includi:
      • Typography examples (font che useresti davvero)
      • Color schemes (non 50 sfumature di blu)
      • Layout examples (reali, non fantascienza)
      • Pattern/texture se necessari
      • Photography style
  3. Presentazione
    • Ogni elemento deve avere una spiegazione
    • “Mi piaceva” non è una spiegazione
    • “Questo layout comunica lusso accessibile attraverso spazi ampi e typography minimal” è una spiegazione

B. Visual Identity (O “Come Far Sembrare Tutto Coerente”)

Cos’è davvero: È come il guardaroba perfetto: ogni pezzo deve stare bene con gli altri, avere un suo scopo, e se metti le scarpe da ginnastica con lo smoking, qualcosa è andato storto.

Come si costruisce:

  1. Logo Suite (non solo un logo)
    • Logo principale (la star dello show)
    • Logo secondario (per quando il principale non funziona)
    • Simbolo/icon (per le favicon e social)
    • Versioni monocromatiche (perché il mondo non è sempre a colori)
  2. Palette Colori (con criterio)
    • Colore primario (il protagonista)
    • Colore secondario (il fedele alleato)
    • Colore accent (il tocco di pepe)
    • 2 colori di supporto (per non annoiarsi)
    • E per l’amor del cielo, testali su TUTTI gli sfondi
  3. Typography
    • Un font per i titoli (quello figo che costa)
    • Un font per il testo (che si legge davvero)
    • Regole chiare per:
      • Dimensioni (non a caso)
      • Spaziatura (no, non “quanto mi pare”)
      • Gerarchie (h1, h2, ecc. con uno scopo)
  4. Sistema di Pattern/Iconografia
    • Solo se servono davvero
    • Devono seguire lo stesso stile
    • Meglio pochi ma buoni che tanti fatti a caso
  5. Guidelines di Applicazione
    • Come usare tutto insieme
    • Esempi reali (non template fighi ma inutili)
    • Do’s & Don’ts chiari come il sole

Pro Tips per la Visual Identity:

  • Testa tutto in bianco e nero prima del colore
  • Se non funziona piccolo, non funziona punto
  • Se tua nonna non capisce il logo, ripensa le tue scelte di vita
  • Ricorda: Instagram non è il tuo cliente

5. La Presentazione

Cos’è veramente: È il tuo momento da star di Broadway. Devi vendere il concetto come se fosse l’ultima bottiglia d’acqua nel deserto, ma con classe.

Come si fa (per davvero):

  • Presenta in video call (non mandare solo PDF)
  • Spiega il PERCHÉ di ogni scelta
  • Preparati alle domande tipo “ma non potevi farlo più blu?”
  • Abbi sempre un “piano B” pronto

Come Far Pagare il Giusto

  1. Pricing Structure
    • Base (per far sembrare le altre opzioni ragionevoli)
    • Standard (quello che vuoi vendere davvero)
    • Premium (per i megalomani con budget)
  2. La Regola del 50%
    • Anticipo 50% non negoziabile
    • Chi non vuole pagare in anticipo di solito non vuole pagare e basta

Trovare Clienti (Senza Sembrare Disperati)

  1. Portfolio curato (meglio 3 progetti fighi che 20 mediocri)
  2. Process post sui social (la gente ama il dietro le quinte)
  3. Case study dettagliati (racconta storie, non solo “ho fatto un logo”)

P.S. Se dopo aver letto tutto questo stai ancora pensando di fare branding copiando loghi da Dribbble, forse è il momento di considerare una carriera alternativa. Ho sentito che cercano assaggiatori di gelato – almeno lì il tuo gusto discutibile avrà uno scopo.

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