La Verità Sul Branding (Che Nessuno Vi Dice)
Prima di tutto, dimentichiamoci quella stronzata che il branding è “fare un logo figo”. Il branding è creare una sensazione positiva nel cliente. È come quando entri in un Apple Store: tutto, dal profumo nell’aria al modo in cui ti guardano i commessi, è studiato per farti sentire in un certo modo.
La definizione migliore viene da Marty Neumeier: “Il branding è la sensazione positiva che un cliente ha verso un prodotto, servizio o azienda”. E se pensi che sia una cazzata new age, prova a chiedere a Coca-Cola quanto vale il loro logo rispetto a una bibita al cola qualsiasi.
Le Fasi del Processo (O “Come Non Fare Casino”)
1. L’Onboarding
Cos’è veramente: È come il primo appuntamento su Tinder, ma in versione professionale. È quella fase dove devi capire se il cliente è il principe azzurro del business o un rospo che vuole un logo per 50 euro. È qui che separi il grano dalle zizzanie, i clienti seri da quelli che “mio cugino lo fa gratis”.
L’onboarding fatto bene è come avere un buttafuori al club più esclusivo della città: filtra gli ubriachi molesti (i clienti problematici) prima che possano entrare e creare casino.
Come si fa (per davvero):
- Il Form di Qualifica
- Budget (se si spaventano non sono il tuo cliente)
- Descrizione del business (se scrivono una riga, scappa)
- Timeline (se vogliono tutto per ieri, red flag!)
- La Discovery Call
- 15 minuti, non un secondo di più
- Falli parlare dell’azienda (più parlano, più si convincono)
- Chiudi il contratto in call (chi rimanda, ripensa)
2. Il Client Portal
Cos’è veramente: È come avere un maggiordomo digitale che organizza tutto il casino che altrimenti finirebbe in 47 email diverse, 12 chat WhatsApp e qualche messaggio su piccione viaggiatore. È il tuo sistema per non impazzire quando il cliente ti chiede “ma dove sta quel file che ti ho mandato giovedì scorso alle 3 di notte?”
Come si fa (per davvero):
- Usa Notion (o qualsiasi cosa che non sia un blocco notes)
- Dividi in fasi chiare (Onboarding → Strategy → Design → Delivery)
- Metti TUTTO lì dentro (anche le scuse per i ritardi)
3. La Brand Strategy
Cos’è veramente: Qui è dove il 90% dei designer fa casino. Creano un documento di strategia che sembra il manuale di istruzioni di un microonde degli anni ’80. È il GPS del tuo progetto: senza, stai guidando bendato sperando di non schiantarti contro un muro.
Come si fa (per davvero):
- Brand Mission
- NO: “Vogliamo essere i migliori”
- SÌ: “Vogliamo che ogni ragazzo della Gen Z si senta un boss quando usa il nostro prodotto per capelli”
- Brand Vision
- NO: “Diventare leader di mercato” (duh)
- SÌ: “Creare un mondo dove ogni adolescente può sentirsi figo senza spendere lo stipendio di papà”
- Brand Values
- Massimo tre, non quarantasette
- Devono essere veri, non copia-incollati da Google
- Tone of Voice
- Come parla il brand (se fosse una persona)
- Es: Non “professionale e affidabile” ma “quell’amico sfacciato che dice sempre la verità”
4. Il Design Process
Cos’è veramente: Finalmente la parte divertente! Ma attenzione: se arrivi qui senza aver fatto bene tutto il resto, è come andare a un appuntamento galante in pigiama. Puoi essere bellissimo, ma hai già perso in partenza.
Come si fa (per davvero):
A. Moodboard (O “Come Non Fare un Collage del Cazzo”)
Cos’è davvero un moodboard: È come fare la playlist perfetta per una festa: ogni canzone deve avere un senso, creare l’atmosfera giusta, e se metti Gigi D’Alessio in mezzo ai Daft Punk, hai fallito nella vita.
Come si fa un moodboard decente:
- Ricerca mirata
- NO: “Vado su Pinterest e prendo le prime 10 immagini fighe”
- SÌ: Cerca esempi specifici che riflettono:
- Il tono di voce del brand
- Il target di riferimento
- Le sensazioni che vuoi evocare
- Organizzazione
- Massimo 2 direzioni (sul serio, non fare il fenomeno)
- Per ogni direzione includi:
- Typography examples (font che useresti davvero)
- Color schemes (non 50 sfumature di blu)
- Layout examples (reali, non fantascienza)
- Pattern/texture se necessari
- Photography style
- Presentazione
- Ogni elemento deve avere una spiegazione
- “Mi piaceva” non è una spiegazione
- “Questo layout comunica lusso accessibile attraverso spazi ampi e typography minimal” è una spiegazione
B. Visual Identity (O “Come Far Sembrare Tutto Coerente”)
Cos’è davvero: È come il guardaroba perfetto: ogni pezzo deve stare bene con gli altri, avere un suo scopo, e se metti le scarpe da ginnastica con lo smoking, qualcosa è andato storto.
Come si costruisce:
- Logo Suite (non solo un logo)
- Logo principale (la star dello show)
- Logo secondario (per quando il principale non funziona)
- Simbolo/icon (per le favicon e social)
- Versioni monocromatiche (perché il mondo non è sempre a colori)
- Palette Colori (con criterio)
- Colore primario (il protagonista)
- Colore secondario (il fedele alleato)
- Colore accent (il tocco di pepe)
- 2 colori di supporto (per non annoiarsi)
- E per l’amor del cielo, testali su TUTTI gli sfondi
- Typography
- Un font per i titoli (quello figo che costa)
- Un font per il testo (che si legge davvero)
- Regole chiare per:
- Dimensioni (non a caso)
- Spaziatura (no, non “quanto mi pare”)
- Gerarchie (h1, h2, ecc. con uno scopo)
- Sistema di Pattern/Iconografia
- Solo se servono davvero
- Devono seguire lo stesso stile
- Meglio pochi ma buoni che tanti fatti a caso
- Guidelines di Applicazione
- Come usare tutto insieme
- Esempi reali (non template fighi ma inutili)
- Do’s & Don’ts chiari come il sole
Pro Tips per la Visual Identity:
- Testa tutto in bianco e nero prima del colore
- Se non funziona piccolo, non funziona punto
- Se tua nonna non capisce il logo, ripensa le tue scelte di vita
- Ricorda: Instagram non è il tuo cliente
5. La Presentazione
Cos’è veramente: È il tuo momento da star di Broadway. Devi vendere il concetto come se fosse l’ultima bottiglia d’acqua nel deserto, ma con classe.
Come si fa (per davvero):
- Presenta in video call (non mandare solo PDF)
- Spiega il PERCHÉ di ogni scelta
- Preparati alle domande tipo “ma non potevi farlo più blu?”
- Abbi sempre un “piano B” pronto
Come Far Pagare il Giusto
- Pricing Structure
- Base (per far sembrare le altre opzioni ragionevoli)
- Standard (quello che vuoi vendere davvero)
- Premium (per i megalomani con budget)
- La Regola del 50%
- Anticipo 50% non negoziabile
- Chi non vuole pagare in anticipo di solito non vuole pagare e basta
Trovare Clienti (Senza Sembrare Disperati)
- Portfolio curato (meglio 3 progetti fighi che 20 mediocri)
- Process post sui social (la gente ama il dietro le quinte)
- Case study dettagliati (racconta storie, non solo “ho fatto un logo”)
P.S. Se dopo aver letto tutto questo stai ancora pensando di fare branding copiando loghi da Dribbble, forse è il momento di considerare una carriera alternativa. Ho sentito che cercano assaggiatori di gelato – almeno lì il tuo gusto discutibile avrà uno scopo.

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