Le regole d’oro del packaging design (o perché l’abito fa il monaco, sorry not sorry)

Ammettiamolo: tutti abbiamo comprato almeno una volta qualcosa solo perché la confezione era figa. Io una volta ho comprato un vino giapponese solo perché la bottiglia sembrava uscita da Blade Runner. Faceva schifo, ma ehi, la bottiglia è ancora sulla mia scrivania.

Ma come si fa a creare un packaging che non faccia solo dire “wow” ma che funzioni davvero? Ecco le regole d’oro che nessuno ti dice (ok, in realtà te le dicono tutti, ma non in modo così divertente come le dico io).

1. Sii fedele al brand (ma non come un cane)

Il packaging deve rappresentare il brand come Robert Downey Jr. rappresenta Tony Stark – sono praticamente la stessa cosa. Se stai facendo il packaging per un prodotto minimal e tecnologico, non puoi riempirlo di glitter e unicorni. A meno che non sia un tech product per bambini di 5 anni, in quel caso glitter a manetta. Se poi il brand ha già diversi prodotti con packaging completamente diversi, forse hanno un problema più grosso di quello che credono.

2. Conosci il tuo target (e non dire “tutti”)

Se il tuo cliente ti dice che il suo target è “tutti”, scappa. O meglio, fatti pagare di più. Il packaging per un prodotto di lusso deve urlare “sono costoso” come un Rolex in vetrina, mentre quello per noodle istantanei deve dire “ehi, sono genuino” anche se sappiamo tutti che non lo è.

3. Pensa al contesto (o dove finirà questa roba)

Il tuo bellissimo packaging con inchiostri termosensibili sembrerà molto meno figo quando starà nel freezer del supermercato. E quella carta riciclata super cool potrebbe non essere la scelta migliore per un prodotto che deve stare sotto la pioggia. Contestualizza, baby.

4. Distinguiti dalla massa (ma non come un punk a un matrimonio)

Devi spiccare sullo scaffale, ma non come un Comic Sans in un libro di tipografia. Fai ricerche, guarda cosa fanno i competitor, e poi fai qualcosa di diverso ma coerente. Come essere l’unico vestito bene a una festa casual, non l’unico in costume da T-Rex.

5. Ergonomia (perché nessuno vuole un dottorato per aprire una scatola)

Se per aprire il tuo packaging serve un tutorial su YouTube, hai fallito. Deve essere user-friendly come una porta con su scritto “SPINGERE” (e non come quelle che hanno sia “spingere” che “tirare” e tu stai lì come un idiota a provare entrambe).

6. Eco-friendly (perché il pianeta non è un posacenere gigante)

Nel 2025, se il tuo packaging non è sostenibile, sei parte del problema. E no, mettere una foglia verde sul logo non lo rende eco-friendly. Ci sono brand che fanno tazze di caffè che puoi piantare per far crescere erbe aromatiche. Tu che scusa hai per usare ancora la plastica? Spesso non è una scelta in mano ai designer.

La verità scomoda

Il packaging è come un primo appuntamento: hai pochi secondi per fare una buona impressione, ma se quello che c’è dentro fa schifo, non ci sarà un secondo appuntamento. Quindi long story short: fallo bello, ma assicurati che sia anche funzionale, sensato e che non faccia incazzare Greta Thunberg.

P.S. Se questo articolo ti ha fatto venire voglia di impacchettare tutto quello che hai in casa, tranquillo: anche io dopo aver scritto questo ho passato mezz’ora a fissare la scatola dei cereali pensando a come redesignarla. La vita del designer è una condanna.

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